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Arbitro
Nel rugby si è sempre parlato di arbitri: valutare apertamente la qualità delle decisioni arbitrali non equivale a denegarne la legittimità, la buona fede dell'autore o giustificare le (per fortuna isolate) teste calde che arrivano all'insulto. Casomai il contrario, reprimere le critiche costruttive e le valutazioni delle prestazioni, nel calcio funziona esattamente da amplificatore delle polemiche. Gli unici cui denegare le possiblità di discussione sono ovviamente i tesserati nei club, giocatori tecnici e dirigenti, parte in "conflitto di interessi"; per tutti gli altri, l'unico prerequisito non è la competenza stellare (come la nostra ehmm ehmm...) ma l'accettazione a-
Dirò di più: il nostro sport si distingue tra quelli di squadra, in particolare da tutti gli altri sport con la palla ovale, per essere referee prone, totalmente pilotato e dipendente dall'arbitro. Nel rugby versione Union il giudice non è solo "terzo" con l'ultima parola ma fa anche parte integrante del gioco (come in certe Repubbliche Italiane insomma ...): comanda gli atleti ("release!", "go back!") e il gioco ("it's a maul!", "advantage over", "free ball!"), può anche permettersi di respingere richieste di spiegazioni provenienti dagli unici in campo autorizzati a interpellarlo, i capitani, o definire apertamente silly (sciocco) o chiacchierone un comportamento o un giocatore, microfonato e amplificato davanti a ottantamila spettatori più quelli in tv.
Da tutto ciò deriva giocoforza la necessità quasi terapeutica di una corretta e costante valutazione PUBBLICA dell'operato arbitrale, nei limiti sopraddetti (il risultato del campo non si discute mai). Discussioni che han contribuito ad esempio alla feconda stagione delle ELV o alla pressione per una costante evoluzione delle interpretazioni arbitrali, alla ricerca di maggior spettacolo, chiarezza e minor pericolosità.
